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Favoloso lancio a Londra di Atkinsons 1799 presso il nuovo store di Mayfair

Atkinsons 1799, la più antica casa di profumi del Regno Unito, ha celebrato il 23 novembre il suo ritorno a Mayfair con un evento vip esclusivo all’interno della sua nuova dimora, l’iconica galleria di Burlington Arcade, trasformata in un’esperienza gastronomica per gli ospiti.

Accolti dal Ceo di Perfume Holding Dino Pace, gli invitati hanno preso parte a un intimo ricevimento in perfetto stile Atkinsons 1799.

Per riaccendere la relazione del marchio con un cast contemporaneo di eroi, eroine e dandy di Mayfair,  sono stati invitati  nomi noti come Erin O’Connor (wearing Etro), Daisy DeVilleneuve, Eric Underwood, Jan DeVilleneuve, Bella Freud, Olivia Grant, David Downton, Nikita Adrianova, Jade Parfitt, Jasmine Guinness.

Ora la storia di Atkinsons è pronta a riprendere il suo corso nel cuore di Mayfair.

Atkinsons rilancia i suoi profumi a Londra

Chiara Merico

Un rilancio in grande stile per lo storico marchio inglese (ma ora di proprietà italiana) di profumi Atkinsons 1799, che lo scorso 23 novembre ha inaugurato il nuovo flagship store in Burlington Arcade, a Mayfair, uno dei quartieri più esclusivi di Londra. L’apertura arriva a coronamento del percorso iniziato quattro anni fa, quando Atkinsons 1799 è stata rilevata dagli italiani di Perfume Holding, gruppo nato nel 2010 dall’unione tra Morris Profumi e Selective Beauty, e controllato dalla Investindustrial guidata dall’imprenditore Andrea Bonomi e da Orlando Management.

Dal 2013 a oggi il fatturato di Atkinsons 1799 è cresciuto da 600mila a 8 milioni di euro e il brand ha esteso la sua presenza sui mercati di Asia, America, Europa e Medio Oriente. Per l’insegna, fondata a Londra nel 1799 da James Atkinsons, gli ultimi quattro anni hanno rappresentato una vera rinascita. La casa produttrice della fragranza caratterizzata dall’icona dell’orso dandy, che nell’Ottocento era diventata il profumo ufficiale della Corte britannica, era infatti andata incontro a una prima grave crisi nel dopoguerra, quando la società aveva dovuto gettare la spugna e dichiarare il fallimento.

Rilevato in seguito dal colosso dei beni di consumo Unilever e poi ancora da Procter & Gamble, il marchio ha attraversato anni complessi, perdendo nel tempo i connotati di esclusività che lo avevano sempre caratterizzato. L’apertura del nuovo flagship store, curato dal giovane designer inglese Christofer Jenner, simboleggia un nuovo inizio per Atkinsons 1799. Attualmente il brand è presente in 450 punti vendita in 33 diversi Paesi del mondo, e punta entro la fine dell’anno a raggiungere i 580 negozi in 49 nazioni.

Rilancio italiano per i profumi della regina

Era il profumo della corte reale inglese, l’acqua di Colonia che fece innamorare Goethe e Napoleone. Atkinsons fu fondata a Londra nel 1799 da James Atkinsons. Nell’Ottocento l’espansione del marchio. Negli anni 30 del Novecento la consacrazione. Fino alla Seconda guerra mondiale e al fallimento. Rilevato prima da Unilever, poi da Procter&Gamble, nel 2013 il marchio è stato acquisito da Perfume Holding, partecipata dalla Investindustrial di Andrea Bonomi, che lo ha rilanciato. Ora ha aperto il primo flagship store a Londra in Burlington Arcade. «Torniamo a Londra, alla nostra storia, proprio dove c’era l’headquarter Atkinsons — spiega Dino Pace, amministratore delegato di Perfume Holding —. Quello che inauguriamo il 23 novembre è un negozio esclusivo di tre piani in cui abbiamo allestito anche l’archivio Atkinsons con le formule dei vecchi profumi e le agende del fondatore».

Atkinsons ha 450 punti vendita in 33 Paesi. Entro il 2017 i negozi diventeranno 580 in 49 Stati. «Questo per noi sarà un anno di sostanziale tenuta — prevede Pace —. L’America Latina e la Russia viaggiano a gonfie vele. In Medio Oriente sono scesi molto i consumi ma noi ci difendiamo grazie al portafoglio diversificato». Il segmento di business a cui punta il gruppo resta il profumo di nicchia. Un mercato in forte ascesa, come dimostrano anche le recenti acquisizioni di grandi gruppi, da Estée Lauder a L’Oréal fino al fondo d’investimento BlueGem.